La lotta delle diplomate/i magistrali è ad un passaggio cruciale: dall’Assemblea Nazionale dei COBAS Scuola un appello alla responsabilità Concentrare le lotte, unificare le legittime richieste di tutto il precariato della scuola


abilitati

L’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola, tenutasi a Roma il 20 e 21 gennaio, oltre a preparare la campagna per le imminenti elezioni delle RSU che si svolgeranno con meccanismi antidemocratici che favoriscono sfacciatamente i sindacati di Palazzo, e oltre ad aver valutato con estremo allarme la possibile chiusura, tra il governo e i suddetti sindacati, di un contratto catastrofico sia sul piano normativo che salariale, ha discusso a fondo della eccellente lotta delle diplomate/i magistrali, della grande importanza che tale lotta raggiunga i risultati che si prefigge, e della necessità di proporre obiettivi che unifichino il variegato e spesso inter-conflittuale precariato scolastico.

Su tali basi, l’Assemblea Nazionale ha riconfermato la validità della piattaforma che abbiamo presentato al MIUR il 17 gennaio e proposto a tutto il movimento in lotta:

1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico;

2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti;

3) riapertura delle GAE per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento,  PAS, TFA, ecc.);

4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

L’Assemblea ha anche preso atto che il MIUR, pur consapevole della totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato e le loro precedenti (che dimostra come si sia trattato di una spudorata e illegittima sentenza politica), sta applicando un atteggiamento “ponziopilatesco”: ossia prende tempo a nome del governo Gentiloni (il quale è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo governo.

Di fronte a questa tattica dilatoria, la lotta va intensificata qui ed ora: non si può restare in attesa dell’insediamento di un nuovo governo, sui quali tempi, peraltro, sussiste la massima incertezza. Guardiamo però con forte preoccupazione alla miriade di indizioni di scioperi che si sovrappongono senza preoccuparsi di aver raggiunto un minimo di unità del movimento, in una “gara” sterile e dannosa.

Nell’ottima manifestazione dell’8 gennaio, avevamo avanzato la proposta di  una serie di assemblee territoriali che conducessero ad una Assemblea nazionale in grado di sintetizzare le proposte sulla piattaforma rivendicativa e sulle iniziative di lotta, dichiarandoci disponibili a sostenere quanto ne fosse emerso.  Per varie ragioni, non si è arrivati finora a tale Assemblea Nazionale, che però speriamo si possa tenere al più presto.

In assenza di una posizione unitaria del movimento, sono stati indetti numerosi scioperi “in concorrenza”. Tra questi, abbiamo valutato non utile lo sciopero degli scrutini che, oltre ad escludere la scuola dell’infanzia, si risolve in un semplice differimento di due giorni, di impatto nullo sulla scuola e sui “media”.

Ben più validi appaiono gli scioperi proposti per il 23 febbraio e per il 23 marzo.

Il primo risponde all’esigenza di non restare in attesa statica del nuovo governo e di richiedere un impegno esplicito all’attuale; il secondo, in coincidenza con l’insediamento delle Camere, intende esercitare una immediata pressione sui nuovi parlamentari.

Però, soprattutto in presenza di un movimento di lotta in larga parte spontaneo, non si possono trattare gli scioperi con superficialità.

Intanto perché, dopo il successo di quello dell’8 gennaio, il successivo deve fare ancor meglio o almeno essere all’altezza del precedente; e poi perché, da sempre, non è buona norma convocare tre scioperi in 40 giorni e annunciare il successivo quando il precedente è ancora da effettuare: in questo modo si fa capire che il primo sciopero sarà non decisivo e così lo si svaluta.

Dunque, ci pare il caso di concentrarsi sullo sciopero del 23 febbraio: e se dalle Assemblee che si  svolgeranno in questa settimana localmente, verrà un chiaro segnale di condivisione da parte della larga maggioranza del movimento, lunedi prossimo noi lo convocheremo, rimanendo disponibili, dopo la verifica del 23 febbraio, anche per l’eventuale data successiva.

Infine, sabato scorso, dalla bella e partecipata Assemblea di Roma con le/i diplomate/i magistrali del Lazio e delegazioni di varie province, era emersa la proposta di una manifestazione nazionale per sabato 10 febbraio senza sciopero.

Ma dalle ultime notizie sembrerebbe che ci si orienti invece per iniziative locali il 10.

Ci parrebbe la decisione migliore, visto che c’è la possibilità di manifestare a livello nazionale il 23 febbraio se sarà prevalente la proposta di scioperare in quella giornata.