L'Impero arma dell'odio: Le guerre "per-la-pace" degli Stati Uniti 

a cura di toni colloca

“ciò che permette a chi comanda di ingannare la gente è tenerla in uno stato di amnesia, di impedire di rievocare la storia della guerra, la storia della violenza, la storia degli inganni del governo, la storia della complicità e delle bugie dei media”

Howard Zinn

 

D.:  Ci sono molti fatti poco chiari nelle vicende che riguardano la guerra "preventiva"  intrapresa contro il/i terrorismo/i,  è possibile tentare di "scavare" tra le differenti spiegazioni che il governo degli USA ha dato sul fenomeno e sulle modalità di risposta?

R.: ciò che non riusciamo a spiegare è frutto di una cattiva abitudine al pensare: spesso ci si accontenta della prima banalità che ci viene proposta, piuttosto che sforzarci di comprendere ragioni e motivazioni profonde che sono meno appariscenti.  La menzogna ha una funzione consolatoria e serve a mettere la coscienza "a posto".  Sui fatti dell'undici settembre ci si è avventati sulla spiegazione ufficiale che indicava, già a poche ore dall'impatto con i grattacieli, in una organizzazione (al Qaeda) e nello sceicco bin Laden la causa di ogni malvagità.   Troppo semplice.  Non si indagava e non si vuole indagare su altre possibili ipotesi, forse allora occorre porsi alcune domande preliminari:

  • le contraddizioni interne possono spiegare forse di più che le cause "esterne"?   Se ciò è vero, bisogna comprendere quali erano i conflitti interni all'amministrazione americana e provare a capire se da ciò può essere scaturita una situazione in cui si sono inseriti, con facilità, fenomeni "esterni". Questo sarebbe plausibile.

  • indagare sulla possibilità di una ingerenza di altri settori internazionali interessati a "provocare la reazione americana" sarebbe anche opportuno, anche se più difficile da dimostrare.

  • pensare alle ipotesi più scartate, perché sono scomode o difficili da far digerire all'opinione pubblica, sulla possibilità che settori deviati negli Usa abbiano coperto (o utilizzato) frange di terroristi allo scopo di giustificare la successiva azione che fa capo alla dottrina della "guerra preventiva"  [se questa sembra un'ipotesi scandalosa ed estrema, si pensi al fatto che i servizi americani hanno molti precedenti in tal senso: la fabbricazione di "prove" nel famoso incidente del Tonchino, che diede il via all'intervento in Vietnam; l'uso, in patria, di esperimenti nucleari su intere fasce di popolazione civile e militare, non è forse un crimine contro l'umanità aggravato dal fatto che era rivolto contro soldati e popolazione civile statunitense? ... L'invio di migliaia di agenti sabotatori nei paesi latino americani per destabilizzare i diversi governi; gli "incidenti" contro Cuba; ecc... l'assassinio di Presidenti sia negli Usa, che in molti paesi del mondo... si potrebbe andare avanti per intere pagine, se si considerano questi fatti in questa logica qualche migliaio di americani non sono un prezzo "equo" da pagare per stabilire il predominio sul mondo?]

  • infine occorre domandarsi quali vantaggi politici ne avrebbero avuto i presunti attentatori:  anche se fosse stato lo sceicco yemenita, quali risultati avrebbe ottenuto?  

    è possibile credere che nel disegno politico di Bin Laden  vi fosse la perdita della sua principale base di manovra?  Di fatto L'Afganistan è stato conquistato dai "suoi" nemici; il governo talebano amico di bin Laden è stato spazzato via; i fondi economici sono stati congelati; le armi perse; i campi di addestramento sicuri su territorio sicuro sono andati perduti... quindi, resta da chiedersi: un politico, pur se utilizza il terrorismo come strumento d'azione, possibile che non abbia previsto le catastrofiche conseguenze per sé e la sua gente?    Tutto ciò sembra frutto di un desiderio masochistico e non è molto credibile, e, ...se vi fossero interessi convergenti in ciò che stava per accadere?

Non è forse vero che dall'11 settembre il presidente degli Usa ha avuto un potere assoluto e senza precedenti? Non è forse vero che, da quel nefasto giorno,  la crisi economica ed energetica che affligge gli USA  ha tratto un relativo temporaneo giovamento dalla politica di assoggettamento mondiale cui sono stati sottoposti i governi di mezzo mondo dall'amministrazione americana?

Comunque siano andate le cose, la certezza è che le versioni ufficiali risultano volutamente distorte e sono frutto di tentativi, maldestri, di manipolazione dell'opinione pubblica.   L'obiettivo che è stato raggiunto è l'aver piegato ulteriormente i mass media alle veline del Pentagono che tenta di farci vedere un mondo "virtuale", totalmente diverso dalla realtà.   I risultati della crisi sono pesanti in termini di diritti democratici, sia nei paesi occidentali che in tutti gli altri.  Si assiste ad un inasprimento del controllo sul consenso e sui comportamenti, una restrizione degli spazi democratici, ma soprattutto, una chiusura ad ogni forma di critica, di analisi, che esca dal rigido scenario in cui  l'amministrazione americana ha rinchiuso il  mondo.

D.: Da dove nasce il desiderio di adagiarsi sulle spiegazioni non troppo convincenti della leadership USA?

Dobbiamo tentare una spiegazione del fenomeno distinguendo diversi aspetti:

  • una prima considerazione (amara) è che l'ideologia neoliberista ha permeato molti pori della società; nei paesi occidentali, alcuni milioni di persone godono di "privilegi" economici e sociali che non sono concepibili nei tre quarti del mondo, e, in un certo senso, questi parziali privilegi premono sulla coscienza degli individui, e li inducono a credere che per mantenere il "proprio standard" di vita si debba credere a ciò che i propri governanti affermano.

  • la maggior parte degli organi di informazione è sotto il controllo degli apparati di formazione del consenso (economisti, giornalisti, sociologi, psicologi, intelligence ...) che, giorno per giorno, costruiscono un'immagine della realtà completamente distorta e alterata.  Le televisioni, i giornali, i rotocalchi, contribuiscono massicciamente a formare il consenso attorno ad alcuni "precetti comuni".   L'area radicale negli Usa è tenuta sotto stretta sorveglianza e non è facile far emergere punti di vista alternativi quando si è sotto l'effetto narcotico di un evento catastrofico come quello delle tween towers.  

  • Tuttavia vi sono segni evidenti che sia negli Usa sia nei paesi occidentali la grande maggioranza della popolazione, nonostante il massiccio bombardamento propagandistico, è contro la guerra.   "No blood for oil"  è chiaro ai più.

D.: Il fenomeno è dilagante anche in Europa?

R.: In Europa vi è una netta spaccatura tra i governi (Francia e Germania, guidano il fronte governativo del NO alla guerra; Italia, Inghilterra e Spagna sono totalmente appiattite sulla posizione Usa), e la popolazione che è contro la guerra, e percepisce, che si tratta di un conflitto "pilotato" dall'amministrazione americana che vuole esercitare il proprio imperio senza alcun contrasto.  I popoli europei sono, giustamente, scettici ed indignati dinanzi alle pressioni americane volte a scatenare il conflitto.

D.: si tratta di affermare la propria ingerenza in medioriente e di conquistare i pozzi di petrolio come dicono ormai molti comuni cittadini europei, o c'è dell'altro dietro l'insistenza americana ed inglese di scatenare un'altra guerra?

Sarebbe riduttivo pensare che la conquista dei pozzi petroliferi iracheni sia la sola causa del conflitto, tuttavia, l'egemonia per il controllo della principale fonte di energia dell'economia capitalista ha un'importanza notevole.  Si tenga conto del fatto che molti pozzi nel mondo sono in via di esaurimento e che di recente alcuni studi di perforazione hanno stabilito che l'Irak ha risorse petrolifere più ingenti di quanto si ipotizzasse. In questo senso, è evidente che averne il controllo è estremamente importante per un'economia in profonda crisi come quella degli Usa.  L'indebitamento estero degli Stati Uniti ha raggiunto livelli critici insopportabili.

Tuttavia, l'aspetto geopolitico strategico è forse di gran lunga superiore.   Si tenga presente che il controllo del Medio oriente ha risvolti a lungo termine sugli assetti finanziari mondiali (il controllo delle fonti energetiche in esaurimento mette il paese controllore, gli Usa in questo caso, in una situazione di vantaggio esclusivo e permette di dettare nuove condizioni monopolistiche su prezzi e flussi finanziari! ).  Il controllo si eserciterebbe anche su un'area particolarmente esplosiva, dal punto di vista politico.   Ma forse l'aspetto meno evidente riguarda la concorrenza della Cina che risulta essere in forte crescita sotto il profilo finanziario, industriale, militare.  La Cina si avvia nel volgere di pochi anni a essere un avversario temibile per l'Impero statunitense che ha subìto anche una forte deindustrializzazione nel periodo '90 - 2002. Gli Usa spendono qualcosa come 400 miliardi di dollari l'anno in armamenti, una spesa pari ai 25 paesi più militarizzati del mondo, ciononostante, negli ultimi mesi del 2002 e i primi del 2003, G. W. Bush ha chiesto in più riprese altri cospicui aumenti del budget militare, che il Congresso ha regolarmente varato.   Cosa fa veramente così paura agli Usa da richiedere un tale sperpero di denaro pubblico? (Denaro che viene sottratto ai settori di spesa sociale e che rischia di generare forti tensioni interne, soprattutto tra quei settori della popolazione americana di colore e di immigrazione latino-ispanica che non ha nessuna forma di garanzia sanitaria o assistenziale).  La crescente importanza della Cina sul piano economico-finanziario-militare è una delle risposte, se questo paese-continente dovesse (come dicono gli analisti)in un prossimo futuro (2015) essere in grado di spostare i pesi delle alleanze mondiali, la leadership degli Usa sarebbe seriamente compromessa!  

Come in un formidabile Risiko, gli Usa tentano di conquistare la leadership del controllo mondiale attraverso:  l'esibizione tracotante di forza militare, il rilancio dello scudo spaziale (8,3 miliardi di dollari che potrebbero salire a 200 nel prossimo futuro), l'enorme incremento di spese militari (budget: 400 milioni di $ e dopo l'11 settembre aumenta del 24%, 2.000 MILIARDI DI DOLLARI circa nei 4-5 ANNI a venire)  , il posizionamento di basi su territori stranieri, il controllo di vaste aree ad Est,  il controllo delle pipelines (gasdotti e condotte petrolifere in Asia e in medioriente), l'approvvigionamento di energia (Gas e petrolio).   C'è anche un filo conduttore, quindi, tra la guerra in Afganistan, che ha permesso di superare la riottosità dei Talebani rispetto alla costruzione della pipeline (progetto Unocal e Delta Oil) in Asia centrale, e la guerra in Irak dove vi sono i più grandi giacimenti di petrolio del mondo.  Uno dei problemi era infatti trasportare le risorse petrolifere del mar Caspio attraverso Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan verso l'oceano Indiano (progetto Unocal e Delta Oil)  senza dover trattare con l'Iran o con la Russia che  ha una pipeline tra il mar Caspio e il Mar Nero e che chiede un pedaggio ; e verso occidente per passare tra Azerbaigian, Georgia, Turchia verso il mediterraneo (Baku, Tbilisi, fino alle coste turche).   Si tenga presente, infine, che l'apparato di governo americano ha forti convergenze ed interessi con le lobby petrolifere e militari.

D.: quali sono queste convergenze di interessi e da chi sono rappresentate? 

Solo alcuni dati: 

  • George W. Bush, Presidente, direttore della Harken Energy Corporation (società petrolifera texana, in cui vi era la rappresentanza della famiglia Bin Laden)

  • Condoleeza Rice, consigliera per la sicurezza, è un'ex dirigente della Chevron-Texaco

  • Dick Cheney, vicepresidente, ex presidente della Halliburton (1° fornitore impianti petroliferi)

  • Donald Rumsfeld, segretario della Difesa, Presidente della Rand corporation interessata allo sviluppo dello scudo spaziale 

  • George Bush padre, Ex presidente, ex direttore della CIA

  • Hamid Karzai, primo ministro afgano, collegato a William Casey (ex direttore della CIA), ha lavorato per conto della Unocal.

  • gen. Dostum, massacratore di civili afgani appartenente alla Alleanza del Nord,inserito nella nuova amministrazione afgana.

E' evidente che tutti coloro che fanno parte dello schieramento finanziario-petrolifero-militare traggono vantaggi in termini di potere e soldi, tanti soldi.

 

D.: lo scenario afgano potrebbe ripetersi in Irak?

Molti bambini ed anziani iracheni si domanderanno cosa hanno fatto di male nella loro vita per meritarsi di morire nel 2003 sotto le bombe della "civiltà" occidentale, così come se lo saranno chiesto le madri e i padri di tutti i bambini che dal 1991 ad oggi sono morti per mancanza di medicine e per le bombe che sono cadute nel No fly zone in tutti questi anni.  L'ostinazione con cui la casa bianca persegue l'obiettivo di invadere l'Irak è frutto di un cinismo esasperante, tutti si sono resi conto che le "armi di distruzione di massa" di Saddam, sono una scusa puerile (tra l'altro se fosse davvero questo l'obbiettivo, occorrerebbe disarmare molti degli alleati degli Stati uniti, che sono armati fino ai denti con armi non convenzionali e sono "Stati canaglia" secondo la definizione americana, dove i diritti umani non valgono nulla).

Se poi diamo alla definizione di terrorismo la dimensione che le compete: "il terrorismo è quel metodo di "attacco indiscriminato" sugli innocenti che vengono falcidiati senza alcuna colpa e che terrorizza soprattutto la popolazione civile", bene, se consideriamo valida questa definizione, allora gli USA sono molto più terroristi di altri che praticano il terrorismo individuale.   Un po' di esempi?  Basta ripercorre la storia degli Usa! Eppoi occorre considerare che il semplice bombardamento da diecimila metri di altezza su una città dove vivono milioni di persone o un'incursione con elicotteri che lanciano missili su un villaggio è di fatto un atto terroristico senza alcuna giustificazione.  In ciò sono particolarmente specializzati gli Usa nel mondo e Israele in Palestina. 

D.: molti commentatori dicono che dinanzi ai fatti dell'11 settembre ogni considerazione dei pacifisti è fragile e non tiene conto di questa svolta epocale. Quali  possono essere gli elementi di una replica efficace?

Vorrei dimostrare, con pochi esempi, che i fatti dell'11 settembre non rappresentano la svolta, se non nel senso che hanno fornito poteri straordinari al Presidente degli Stati Uniti e al suo staff. La guerra di espansione o di controllo e di ingerenza, fa parte del DNA della nazione americana.  Gli Stati Uniti fin dal loro sorgere sono stati espansionisti, guerrafondai, ingerenti nelle faccende degli altri.  Dallo sterminio della nazione indiana autoctona, all'acquisto (in dollari) di parti del territorio americano, alle annessioni militari della metà del territorio messicano, fino alle guerre "esterne" all'area americana, la dottrina statunitense si può riassumere nel concetto di "cintura di sicurezza".  Decine di presidenti Usa hanno proclamato indispensabile alla sopravvivenza degli Usa la creazione di una cintura di sicurezza creata attraverso la sopraffazione delle popolazioni confinanti, la corruzione dei governi "neutrali", l'abbattimento attraverso la congiura, il sabotaggio, l'assassinio politico, dei governi considerati "ostili" agli interessi americani.  Questo concetto ha permesso di ingerire negli affari interni dei paesi latino americani, sostituendo con golpe teleguidati i governi non graditi.  La novità degli ultimi decenni sta nel fatto che la cosiddetta "cintura di sicurezza" è stata via via estesa a tutto il pianeta, tanto che è assai difficile individuare paesi che non rientrano nella sfera di interessi statunitensi e che il governo Usa consideri non inerenti alla sicurezza (e agli interessi) dell'America.  Gli interessi dell'America sono voraci, ma, data la gravità della crisi economica, la supremazia, oggi, ha assunto una nuova veste:  deve imporsi sul piano militare, che di fatto diviene la modalità tecnica (la guerra)  con cui l'amministrazione Usa tenta di ri-stabilire il proprio predominio.   Questa rappresenta una vera novità che scaverà la fossa all'Impero perché sta razziando e distruggendo il tessuto sociale, la cultura, l'economia di troppi popoli che, prima o poi, rialzeranno la testa (anche solo) per un istinto di sopravvivenza: cioè il darwinismo economico-sociale-politico-militare che è implicito nelle dottrine neoliberiste dell'Impero si ritorcerà contro i loro sostenitori, e come nella grande estinzione dei sauri farà precipitare il colosso militare americano.   

D.: C'è qualche analogia nel concetto di "fascia di sicurezza" con quanto avviene in Israele?

La matrice è la stessa, in concreto, i governi israeliani e statunitensi pensano e agiscono all'unisono.  Israele dichiara (con le armi) che ha bisogno del territorio palestinese per garantirsi "il diritto all'esistenza", come deriva naturale di questo concetto, si impossessa delle risorse idriche e territoriali del territorio palestinese, nel frattempo applica una strategia militare di annientamento nei confronti della popolazione civile palestinese.  Mentre tutto ciò accade, i governi e i mass media loro compiacenti, dichiarano ai quattro venti che questa è solo la conseguenza della azione terroristica palestinese.  Peccato che la bugia abbia gambe corte, basterebbe ricordare, infatti, che nei disegni israeliani e americani è sempre stata presente fin dal sorgere della "questione palestinese", la concezione delle lobby estremiste e terroriste americane e israeliane, che la  regione medio orientale doveva essere pacificata in tutti i modi con le armi o la corruzione se necessario, ma che era indispensabile dotare Israele di una "cintura di sicurezza" molto estesa!   Essa si estende a tal punto da giustificare il bombardamento in Egitto, Siria, ...Irak (la centrale nucleare) nel passato e nel prossimo futuro forse in Iran considerato dai governanti israeliani ben più pericoloso!    Per Israele, la guerra in Irak, rappresenta un'occasione ghiotta di liquidazione del "problema palestinese".   Mentre l'America bombarda l'Irak, Israele bombarda la striscia di Gaza, fa terra bruciata nei territori, espande le colonie, abbatte le case dei civili, uccidendo donne e bambini, e infine costruisce una seconda vergogna dopo il muro di Berlino, il muro che si estenderà per centinaia di chilometri, qualcosa di veramente raccapricciante.      

Il disegno israeliano è evidente: una volta distrutto e saccheggiato quel poco di territorio rimasto in mano ai palestinesi; una volta sottratta la capacità di esistenza, già oggi ridotta quasi a niente; quando sarà completo il governo delle risorse idriche che è già ora quasi completamente in mano agli israeliani e che essi governano con cinismo; quando quasi tutta la leadership palestinese sarà ridotta in catene o uccisa; allora si rispolvereranno le offerte "generose" sotto il beneplacito degli Usa e, probabilmente, delle Nazioni Unite e si creeranno delle "riserve palestinesi"  (come per le nazioni indiane in America, eh, le analogie sono sempre stupefacenti!), e al colmo dell'ipocrisia e del cinismo, qualcuno lo definirà pomposamente "stato Palestinese".    

 

D.: A proposito delle Nazioni Unite, quale può essere il loro ruolo in questo scenario così inquietante? 

Dire che l'Onu è un pannicello caldo è come sparare sulla Croce Rossa, tuttavia, se analizziamo i fatti la fragilità (per dirlo con un eufemismo) è totale: il consiglio è nelle mani della superpotenza che ne fa un uso "personale", decine di risoluzioni contro Israele non vengono applicate e tantomeno riconosciute con un'arroganza senza limiti, mentre le risoluzioni confacenti alla linea statunitense vengono adottate immediatamente. 

Non ci si può rallegrare del fatto che in questa crisi, Francia, Russia, Cina, potrebbero mettere il veto e considerare questo fatto una dimostrazione che il consiglio non è in mano alla superpotenza, questa situazione è solo contingente, visto che nell'immediato passato, tanti sono stati imomenti in cui le decisioni prese per compiacere l'amico americano non hanno suscitato alcun veto da parte di questi paesi.    Inoltre il meccanismo del consiglio è già di per sé antidemocratico, dato che prevede alcuni membri permanenti con diritto di veto, ben diverso sarebbe se, il consiglio, fosse formato periodicamente da  20  paesi a rotazione,  dove le decisioni fossero prese a maggioranza qualificata, già tale metodo sarebbe meno succube rispetto alle prepotenze del potente di turno. 

 D.: La coscienza critica è in grado di sconfiggere la propaganda di regime?

Il governo Usa ha un forte apparato propagandistico esteso in tutto il mondo, tuttavia, teme come pericolosissimo il pacifismo; la cosiddetta sindrome Vietnam è lì a testimoniare che l'opinione pubblica è un fiume in piena e può travolgere la politica guerrafondaia degli USA.  Inoltre i movimenti attuali sono molto più guardinghi e tempestivi di allora, non dimentichiamo che gli americani dovettero aspettare i body bags con migliaia di soldati americani morti per concretizzare una forte opposizione alla guerra, mentre oggi, i movimenti si sono mossi sincronicamente in tutto il globo, con una mobilitazione senza precedenti di oltre cento milioni di persone in piazza con  altri milioni di genti che, pur se non in piazza, condividevano le ragioni di chi manifestava.

In Italia si  può fare molto di più, si può tentare una serie di ragionamenti come quelli che ho cercato qui di abbozzare, che una volta diffusi, possono divenire un buon punto di partenza per un'informazione più concreta e realistica.

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