
Dopo solo tre sessioni negoziali, il 1° aprile è stata sottoscritta dall’ARAN e da tutte le organizzazioni sindacali concertative l’IPOTESI di CCNL sui principali aspetti del trattamento economico del personale del Comparto ISTRUZIONE E RICERCA – Triennio 2025-2027. Bisognerà ora attendere la certificazione della Corte dei Conti per la sottoscrizione definitiva e per trovare questi spiccioli negli stipendi. A breve invece riprenderà la contrattazione sulla parte normativa del contratto: relazioni sindacali, rapporto di lavoro, lavoro agile, welfare contrattuale ecc., che probabilmente passerà sotto silenzio una volta separata dalla parte economica e che proprio per questo rischia di riservarci pessime sorprese.
Come al solito ARAN, MIM e OO.SS. firmatarie scrivono di un «risultato storico» che comporterebbe aumenti medi lordi complessivi a regime [cioè solo dopo il 1° gennaio 2027] di 143€ per il personale docente e 107€ per il personale ATA, con arretrati che dovrebbero arrivare, secondo il ministero, a 855€ e 633€ rispettivamente.
Al di là dei facili entusiasmi di Valditara, che prova così a nascondere i danni che le politiche economiche del governo stanno producendo su lavoratori e lavoratrici e far dimenticare la bocciatura referendaria, e delle OO.SS., che devono provare a giustificare ai propri iscritti il senso della loro adesione a sindacati che non li tutelano, proviamo a fare qualche riflessione:
- secondo i firmatari, gli aumenti «tabellari» [art. 4] coprirebbero il tasso di inflazione previsto dall’ISTAT per il triennio 2025-2027, pari al 5,9%. Peccato che questa previsione non sia – ovviamente – riuscita a prevedere la crisi aperta dalla sciagurata Terza Guerra del Golfo e l’impennata dei costi dell’energia che alimentano l’incremento dell’inflazione che – come al solito – sta ricadendo sul potere di acquisto degli stipendi. Secondo le stime della Banca Centrale Europea, in caso di prosecuzione del «grave scenario» in cui ci troviamo, l’inflazione per gli anni 2025, 2026 e 2027 supererebbe l’11%, quasi il doppio di quanto precedentemente previsto dall’ISTAT.

- gli “aumenti medi” previsti raggiungeranno – nel 2027 – i valori propagandati solo per i collaboratori scolastici con oltre 28 anni di anzianità, gli assistenti dopo i 15 anni e i docenti con almeno 20 anni sulle spalle. Senza dimenticare che da questi “aumenti” andrà sottratta l’indennità di vacanza contrattuale – IVC attualmente percepita.
- i miserevoli “aumenti” delle «indennità fisse» [art. 6], da 5.80€ a 7.10€ per la CIA e da 5.30€ a 8.30€ mensili lordi per l’RPD, sono tutti rinviati al 1° gennaio 2027, quindi niente arretrati!
- infine, sempre a gennaio 2027, è previsto il pagamento una tantum di 110€ lordi [art. 7], raggranellati dai risparmi dei precedenti contratti, solo per il personale ATA in servizio nel corrente a.s. 2025/2026.
Concludendo, non possiamo che ribadire quanto scriviamo da anni: con contratti del genere le condizioni salariali del personale rimangono ben lontane da quelle che avevamo solo qualche decennio fa [come è chiaramente sintetizzato dalla tabella iniziale]: docenti e ATA continuano a perdere decine di punti percentuali di potere d’acquisto, mentre è “premiata” la figura del dirigente scolastico, garante della trasformazione della Scuola da istituzione pubblica a soggetto para-imprenditoriale.
Complessivamente continua a essere confermato il dato della ricerca Euridyce «Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe» – 2025: l’Italia è il paese in cui il personale scolastico percepisce le retribuzioni più basse mentre i dirigenti hanno le più alte.
Questi “aumenti” neanche ci avvicineranno alle retribuzioni medie 2024 dei paesi dell’OCSE [+23,4%] né tantomeno a quelle del G7 [+32,7%], a cui ci vantiamo di appartenere, come illustrato nella tabella seguente:

Come già evidenziavamo dopo la firma del contratto “natalizio”, è evidente che i nostri governi attribuiscono uno scarso valore alla Scuola pubblica e a chi ci lavora [mentre continuano a foraggiare la scuola privata], ma fintantoché colleghe e colleghi, docenti e ATA, personale di ruolo e supplente continueranno a lasciare la propria rappresentanza a coloro che sottoscrivono questi contratti e non decideranno finalmente di opporsi a queste politiche economiche che fanno cassa sulla pelle di chi lavora, sarà ben difficile che la situazione possa cambiare.
Per quanto ci riguarda continueremo a lottare per condizioni di lavoro più rispettose e per retribuzioni adeguate, consapevoli che la qualità dell’istruzione dipende anche dal riconoscimento economico di chi quotidianamente costruisce il sapere e le relazioni dentro le nostre scuole.
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