APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA, NON SVENDIAMO IL FUTURO
Al Personale Scolastico, alle Famiglie, alle Studentesse e agli Studenti e alla Società Civile
La scuola italiana è sotto attacco. Il riordino dell’istruzione tecnica e la trasformazione in ordinamentale della cosiddetta “filiera del 4+2 – dopo appena due anni di sperimentazione – segnano una svolta profonda che – se portata definitivamente a compimento – rovescerebbe le funzioni del sistema scolastico secondario.
La riforma dei tecnici sottrae, infatti, saperi e tempo e piega alla logica aziendale i fini dell’istruzione. Il passaggio dai 5 ai 4 anni di percorso scolastico, così come il riordino dei quadri orari del tecnico, non è un’operazione di “modernizzazione” ma un drastico taglio all’offerta didattica, a vantaggio di una visione strumentale al mercato dell’educazione.
Una scuola impoverita
Ridurre il tempo scuola significa la contrazione dei saperi di base e il conseguente abbassamento culturale
Il riordino prevede il taglio delle discipline umanistiche e scientifiche generali a favore di un mero addestramento professionale
Una scuola dello sfruttamento precoce
Abbassare a 15 anni l’età per l’attivazione dei progetti di Formazione Scuola Lavoro trasforma gli studenti in manodopera da addestrare a costo zero, prima ancora che abbiano avuto la possibilità di raggiungere una necessaria maturazione critica.
Una scuola “aziendalizzata”
La proposta è quella di unl modello didattico asservito alle esigenze contingenti delle imprese locali, dimenticando che la scuola deve formare cittadine e cittadini e non prestatori d’opera pronti per le esigenze momentanee del mercato. Lo dimostrano l’imposizione, di fatto, della didattica per competenze e delle Unità di Apprendimento come unica metodologia accettabile e l’insistenza per stipulare accordi con le imprese affinché in aula entrino “esperti del mondo imprenditoriale” (la cui idoneità all’insegnamento non è dato di sapere come possa essere appurata).
Una scuola degli esuberi
Oltre alla riduzione della qualità e della profondità dell’offerta didattica vi è un serio rischio occupazionale per il personale scolastico. La riduzione degli anni di studio nel 4+2 e la rimodulazione dei quadri orari (con tagli netti al monte orario annuale) comporteranno inevitabilmente esuberi e soprannumerari: senza senso del ridicolo si arriva a dire che la scuola sarà migliore riducendo le ore di insegnamento.
Una scuola dell’improvvisazione
L’assenza di linee guida chiare e la confusione che riguarda le classi di concorso da assegnare alle discipline rischiano di creare gravi danni all’interno dei nuovi percorsi tecnici, impoverendo la pluralità di competenze e la serietà che da sempre caratterizza questo storico segmento del sistema d’istruzione italiano.
Una scuola à la carte
L’attribuzione alle singole scuole di un’ampia flessibilità di organizzazione dei curricoli (per andare incontro alle esigenze produttive del territorio!) renderà la proposta formativa di ogni istituto diversa dal quella degli altri, scardinando il principio di un primo biennio con tratti fortemente comuni negli indirizzi tecnici.
Una scuola di classe
Questa riforma, inoltre, cristallizza le disuguaglianze: chi sceglie l’istruzione tecnica viene precocemente indirizzato verso binari professionali rigidi, limitando fortemente la possibilità di proseguire gli studi universitari o di cambiare rotta nel proprio futuro.
La scuola smette di essere un diritto per diventare un servizio al mercato.
LE NOSTRE RICHIESTE
In quanto comunità educante, chiediamo con forza:
- Il rinvio immediato dell’entrata a regime della riforma e un ripensamento radicale dei quadri orari e dei Profili Educativi, Culturali e Professionali (PECUP), affinché il curricolo scolastico rimanga solido e svincolato dalle logiche di corto respiro delle aziende che non hanno a cuore la formazione dei cittadini ma il proprio profitto
- maggiori investimenti, anziché tagli mascherati da innovazione, per restituire alla scuola la sua funzione di “ascensore sociale” e di “organo costituzionale”.
MOBILITIAMOCI INSIEME: FERMARE LA RIFORMA DEI TECNICI E’ POSSIBILE !
Diciamo NO a una scuola ridotta a ufficio di collocamento, per difendere il diritto ad una scuola che formi menti libere, critiche e preparate.


