“Decolonizzare la scuola”: il corso di formazione che accende la scuola. Organizzato dal CESP di Torino

27 Marzo 2026

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Oltre 400 docenti, tra presenze (oltre 200) e on line, al un corso di formazione su “Decolonizzare la scuola” organizzato dal Cesp di Torino e docenti per Gaza. Sala piena, tanto da doverla cambiare per far entrare tutte e tutti.

Partiamo da qui, senza giri di parole: avevamo ragione.

Non è un successo organizzativo. È un segnale politico netto. Nella scuola c’è una frattura aperta, una domanda di cambiamento che non può più essere ignorata né assorbita con la solita formazione innocua, ripetitiva, che non mette mai in discussione l’impianto di fondo.

Abbiamo costruito questo convegno tra difficoltà reali, ostacoli, resistenze. Eppure siamo andati avanti lo stesso. Senza arretrare, senza annacquare, senza rendere il discorso più “accettabile”.
E i fatti parlano: la scuola aveva bisogno esattamente di questo.

La verità è semplice: la scuola così com’è non funziona. Non è neutrale. Non è inclusiva. Non è giusta.

È ancora costruita su un sapere eurocentrico, selettivo, che decide cosa conta e cosa no, chi viene rappresentato e chi resta fuori. È una scuola che parla di universalità ma produce esclusione, che si dice aperta ma continua a marginalizzare, che non riesce – o non vuole – fare i conti con il presente.

E allora diciamolo chiaramente: non servono aggiustamenti. Serve una rottura.

E questa rottura è passata, con forza, grazie alle relatrici e ai relatori. Interventi lucidissimi, mai accomodanti, capaci di tenere insieme analisi e responsabilità. Nessuna semplificazione. Nessuna neutralità di facciata.
Solo chiarezza: la scuola così com’è va messa in discussione radicalmente.

Sono stati bravissimi. E si è visto. Applausi veri, attenzione costante, partecipazione piena. Perché quando il livello è alto, quando si dicono cose necessarie, la risposta arriva.

Decolonizzare la scuola non è uno slogan, non è una moda, non è un laboratorio tra i tanti. È una presa di posizione.

Significa smontare i programmi così come li conosciamo.
Significa rifiutare libri di testo che raccontano una sola storia.
Significa cambiare il linguaggio, le prospettive, i riferimenti.
Significa riconoscere che il sapere è sempre situato, e che continuare a presentarlo come neutro è una scelta politica precisa.

Significa, soprattutto, fare dell’antirazzismo e della prospettiva transculturale il cuore della pratica didattica, non un capitolo opzionale.

Gli interventi delle relatrici e dei relatori non hanno edulcorato nulla. Hanno detto con chiarezza che la scuola va trasformata radicalmente. E la risposta della sala – attenzione, partecipazione, applausi – ha mostrato che questa consapevolezza è già diffusa.

La cosa più importante è successa dopo. Docenti che non sono andati via dopo l’orario di chiusura del corso. Docenti che sono rimasti a fare domande, a confrontarsi, a chiedere: “cosa facciamo domani in classe?”

Questo è il punto politico centrale: non c’è più solo analisi. C’è bisogno di pratica. Di strumenti. Di conflitto, anche, dentro le scuole.

Perché cambiare davvero la scuola significa entrare in contraddizione con ciò che oggi la scuola è. Significa esporsi. Significa non accontentarsi.

Ci è già stato chiesto di portare questo convegno in altre città. Lo faremo. Perché questa non è una discussione da addetti ai lavori: è una battaglia culturale che riguarda tutte e tutti.

Quello che si è aperto non si richiude!

Per un giorno abbiamo reso visibile una possibilità. Adesso si tratta di organizzarla, allargarla, praticarla.

La scuola non si riforma da sola. La scuola si cambia. E si cambia adesso!

Un ringraziamento speciale va a tutte e tutti i relatori e le relatrici che hanno reso possibile questo convegno, e a chi ha creduto, lottato e messo tutto se stesso/a perché diventasse realtà.

Invieremo al più presto a tutte e tutti i partecipanti al corso di formazione il materiale fornito dalle relatrici e dai relatori, così da poter continuare a esplorare e mettere in pratica quanto emerso durante il convegno, compreso il link per rivedere (o vedere per chi non ha partecipato) il video della giornata.