Colombatto: caccia alle streghe! …ovvero … Un atto di violenza politica contro chi difende diritti, trasparenza e legalità nelle scuole

17 Aprile 2026

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La denuncia per stalking, diffamazione e calunnia presentata dalla dirigente del Colombatto, Silvia Viscomi, contro docenti, RSU, un dirigente sindacale e una giornalista – colpevoli di aver segnalato la gestione antidemocratica della scuola – e la nota diffusa dall’associazione dei dirigenti DirigentiScuola con le dichiarazioni del presidente Attilio Fratta, rappresentano un attacco gravissimo non solo alle persone coinvolte, ma all’intera azione sindacale e ai diritti dei lavoratori della scuola pubblica.

Respingiamo con forza la “innovativa” narrazione secondo cui esposti, segnalazioni e richieste di verifica agli organi competenti costituirebbero una “persecuzione”. In uno Stato di diritto lavoratori, RSU e organizzazioni sindacali hanno il pieno diritto e il dovere di segnalare criticità e irregolarità nella gestione delle istituzioni scolastiche.

Questo non è stalking: questa è democrazia sui luoghi di lavoro.

Le RSU esercitano prerogative previste dalla legge, dal Contratto Nazionale e dallo Statuto dei Lavoratori. Tentare di delegittimarle ricorrendo al piano penale non è solo un’intimidazione: è un atto di violenza politica contro chi difende diritti, trasparenza e legalità nelle scuole.

È gravissimo costruire una campagna mediatica che tenti di dipingere docenti, rappresentanti sindacali e una giornalista come persecutori. Trasformare un avviso di garanzia in una prova di colpevolezza è propaganda pura e il tentativo evidente di criminalizzare il dissenso allorquando non si riesce ad acquisire consenso e riconoscimento da parte della comunità che si dirige.

Ancora più inquietante è l’idea che le segnalazioni dei lavoratori dovrebbero essere “cestinate” e che chi le presenta dovrebbe essere sanzionato. È una visione autoritaria della scuola pubblica, incompatibile con ogni principio di partecipazione democratica. Se in una scuola si accumulano decine di segnalazioni, la domanda non è perché i lavoratori parlino, ma perché siano costretti a farlo. E forse andrebbe anche spiegato perché da tre anni non si riesca a chiudere la contrattazione d’istituto, cosa che accade normalmente in tutte le altre scuole.

Respingiamo quindi ogni tentativo di intimidire RSU, lavoratori e organizzazioni sindacali. Nessuno pensi di usare le aule giudiziarie per mettere a tacere il dissenso!

Esprimiamo piena solidarietà ai docenti, agli RSU, al dirigente sindacale e alla giornalista coinvolti. E chiamiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori della scuola a non lasciare soli i colleghi sotto attacco: difendere loro significa difendere i diritti di tutti.

La scuola pubblica non è un luogo di obbedienza silenziosa. È una comunità fondata su partecipazione, responsabilità e libertà di parola. Le RSU e i sindacati continueranno a esercitare fino in fondo il loro ruolo.

Se qualcuno pensa di ridurre al silenzio il mondo della scuola, ha fatto davvero male i conti!

                                                                                                             Cobas Scuola Torino

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