Decreto scuola e studenti stranieri: Un provvedimento di facciata costruito su un’emergenza inesistente

4 Ottobre 2026

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Il nuovo decreto scuola viene presentato come una risposta necessaria a una presunta emergenza provocata dalla presenza degli studenti stranieri nelle classi. Ma i numeri raccontano l’esatto contrario: il problema, nei termini allarmistici con cui viene agitato, non esiste. Siamo davanti all’ennesima operazione di facciata, utile a costruire un bersaglio politico e a distrarre l’opinione pubblica dalle difficoltà reali della scuola.

I numeri smontano la propaganda. Gli studenti senza cittadinanza italiana sono circa 931.000, ma quelli che, secondo le stime richiamate nel dibattito sul decreto, dovrebbero essere effettivamente spostati sarebbero appena 300. Significa poco più dello 0,03 per cento del totale. Un intervento annunciato come decisivo finirebbe dunque per riguardare una quota statisticamente irrilevante. La montagna della propaganda partorisce un topolino, un provvedimento senza effetti concreti.

Anche quei 300 eventuali trasferimenti restano, in gran parte, sulla carta. Per spostare gli alunni servono posti nelle scuole vicine, nuove classi, aule disponibili e personale docente aggiuntivo. Se queste risorse non ci sono, nessun trasferimento è materialmente possibile. Il Governo fissa un tetto, ma non mette a disposizione gli strumenti per applicarlo: proclama la soluzione di un problema che non esiste e lascia irrisolti quelli che esistono davvero.

Non è neppure una novità. Disposizioni sulla distribuzione degli alunni stranieri erano già contenute in precedenti circolari. Se un limite percentuale fosse stato davvero lo strumento risolutivo, il problema sarebbe stato affrontato da anni. Riproporre oggi la stessa ricetta sotto forma di decreto serve soprattutto a produrre titoli, dichiarazioni e contrapposizioni, non a migliorare l’integrazione scolastica.

Ancora più evidente è la propaganda sul burqa e sul niqab. Nelle scuole elementari e medie italiane i casi di burqa risultano pari a zero. Si vieta quindi un fenomeno inesistente, trasformandolo artificialmente in emergenza nazionale. Non si interviene su una situazione reale: si inventa un pericolo, lo si amplifica e poi si rivendica di averlo combattuto.

La scuola ha bisogno di altro. Servono classi meno affollate, organici stabili, docenti di sostegno, mediatori linguistici e culturali, continuità didattica, edilizia sicura e investimenti veri. L’integrazione non si realizza spostando poche centinaia di studenti come fossero numeri scomodi, ma garantendo a tutte e tutti condizioni dignitose di apprendimento e di lavoro. Alimentare paura e divisione non risolve alcun problema: copre soltanto la mancanza di politiche scolastiche serie.

Questo decreto non affronta un’emergenza: la mette in scena. È una misura simbolica, priva di effetti apprezzabili, costruita per far discutere di stranieri mentre la scuola pubblica continua a essere impoverita. Dietro la retorica dell’ordine e dell’integrazione resta il vuoto delle risorse e delle soluzioni.

È tutta facciata!

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